Un pò di Storia

Relais Villarena 

Si è sviluppato nel diciassettesimo secolo intorno ad un preesistente nucleo tardo medievale. Originariamente il casale fu centro di attività agricole e in particolare divenne famoso per la quasi esclusiva coltivazione dei limoni. Questi preziosi agrumi, coltivati nei terreni circostanti al casale, venivano considerati i migliori della penisola Sorrentina ed esportati in Inghilterra e negli Stati Uniti. Il casale fu anche dimora signorile di campagna della famiglia Farisani che provvide a conferire alla struttura gran parte del suo attuale assetto. Passò poi alla famiglia Cerulli, originari della Calabria, che lo tennero dalla fine del secolo diciottesimo fino a tutto il diciannovesimo, quando questo passò, per disposizione testamentaria di Donna Luisa Cerulli, alla famiglia La Via originaria del Cahors nel Quecy in Francia. Il casale fu residenza marina del marchese di Villarena, Pietro La Via dal 1904 al 1988, ad eccezione di alcuni decenni alla metà del secolo in cui la costruzione ospitò come convento le suore Immacolatine.

Il marchese di Villarena nacque a Napoli nel 1896. Compiuti gli studi classici si laureò in giurisprudenza presso l’ateneo federiciano. Partì come volontario nella Grande Guerra durante la quale conseguì il grado di tenente di artiglieria. Venne più volte decorato al valore e fu ufficiale di ordinanza del generale Enrico Caviglia. Fu insigne studioso che, con l’opera Mente e Realtà (ed. La Nuova Italia, Firenze 1947), manifestò in filosofia la sua radicale opposizione all’immanentismo crociano. Decise, quindi, di stabilirsi definitivamente nella sua residenza estiva, luogo che tanto amava e che gli trasmetteva pace e serenità. Come poeta fu un intransigente difensore del verso tradizionale e dell’eros di cui fu audace e al tempo stesso austero cantore. Nel 1977, per il trentennale della pubblicazione della sua opera filosofica Mente e Realtà, il comune di Massa Lubrense gli conferì la cittadinanza onoraria. Nel centenario della sua nascita, 1996, il comune volle rendere onore alla memoria dell’illustre umanista erigendogli un busto di bronzo, opera della scultrice Marisa Ciardiello che adorna una delle sale del Palazzo La Via. Il secondo dopoguerra vide un periodo di radioso splendore intellettuale che aveva come location il casale del marchese. Ospiti illustri, del calibro di Gaetano Salvemini, Renato Caccioppoli, Clotilde Marghieri, Francesco d’Avalos, Giorgio Punzo, Harold Hacton, Roger Pierrefitte e Sandro Penna erano infatti spesso graditi ospiti di Pietro La Via. Memorabili sono rimaste le colazioni all’aperto nel cortile del casale e le merende al sacco sulle spiagge della magica baia di Ieranto.

Dal 1985 il casale è stato ereditato da Guglielmo la Via a cui si deve il recente restauro, la sua destinazione ad attività di accoglienza in dimora storica e la denominazione Relais Villarena voluta in memoria dell’antenato Pietro. L’attuale proprietario che è stato assieme al marchese negli ultimi anni della sua vita conclusasi nel 1988 ha potuto godere dei suoi racconti affascinanti, delle diatribe avute con gli intellettuali dell’epoca, di come lo stesso marchese incartasse uno ad uno i suoi rinomati limoni che sarebbero poi arrivati alle dimore d’oltremanica e tagliati in minuscole fettine per essere serviti a tavola, talmente erano preziosi e quindi costosi. Un bene di lusso, che oggi consideriamo il più comune degli agrumi, quello che abbiamo in tutte le case e che usiamo per innumerevoli motivi.

La vita riserva sempre sorprese e l’antenato marchese non è certo scampato a questa regola! Questo e tanto altro ancora ama raccontare ai suoi ospiti Guglielmo La Via che ha adibito la sua abitazione ad un lussuoso Relais costituito da vari appartamenti, camere e dependance che conservano ancora i mobili di famiglia, il ricordo di un secolo passato nelle alte volte dei soffitti, nei colori del casale mantenuti come in origine, nella pietra a vista delle arcate del patio, nel panorama sulla baia che si può godere da ogni stanza e che conforta l’animo e il corpo.

Buon soggiorno, dunque, in un posto che difficilmente scompare dalla memoria di chi lo ha abitato.

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